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la nostra Mission

In questi anni, con le Associazioni Scout Cattoliche (Agesci Veneto, Avsc, Fse) si è rafforzata l’analisi sui nostri ragazzi (dall’alta squadriglia/pattuglia in su) e sui capi:

  1. I ragazzi/capi vivono una profonda ricerca del senso della vita all’interno del quale potrebbe esserci l’annuncio del Vangelo di Cristo o meglio il senso che Lui dava alla vita, al Padre, agli altri, alla natura, alla storia, alla politica.

  2. I ragazzi/giovani in questa ricerca di senso fanno fatica a vivere riti e ‘dottrine’ della Chiesa perché sembrano parlare loro con un linguaggio poco comprensibile e molto distante dalla loro ricerca.

  3. I ragazzi/giovani sono disponibili a raccontarsi, a dire il loro percorso personale, a confrontarsi con altri racconti (anche quello del Vangelo e di Cristo) in un clima di proposta e di libertà, senza alcuna costrizione, certezza definitiva, risposta già confezionata a priori e valida per tutti.

  4. Il nostro territorio manca di strutture (oltre alle Parrocchie) che possano accogliere il singolo o un gruppo (specialmente clan/fuoco e coca/direzione) per momenti liberi di confronto e crescita nella spiritualità cristiana.

  5. Mancano strutture e persone che si concentrino sulla persona e non sulle cose da fare (attività) e diano alle persone lo spazio dell’ospitalità e dell’ascolto.

 

Da questa breve analisi nasce la proposta di Carceri come Centro di:

  • accoglienza del singolo e del gruppo

  • ascolto dei racconti di vita del singolo e del gruppo

  • annuncio delicato di una ‘vera vita’, di un senso evangelico della vita, di Cristo

  • silenzio per ritrovare se stessi e la direzione della strada.

  • liturgia e preghiera come luoghi dove incontrare il vero Dio che dice parole di vita eterna

 

In particolare il mondo dei nostri ragazzi/giovani chiede, per le caratteristiche riassunte sopra, un nuovo approccio all’annuncio di Cristo. Non occorre dare nulla per scontato, calato dall’alto, non trovato da loro.

Per questo lo sguardo non sarà quello della Catechesi (dove la conoscenza di Cristo viene offerta come approfondimento di una scelta di fede già fatta) ma del Primo Annuncio sul senso della vita come lo intendeva Cristo. Lo strumento principe per poter fare un buon primo annuncio sarà la narrazione.

Sarà il confronto fecondo di due narrazioni:

  • la vita, i dubbi, le ambizioni, le attese della vita dei ragazzi; senza giudicare, senza classificare in giusto o sbagliato, senza forzare ma solo facendo emergere tutta la ricchezza e le possibilità che offre la vita dei ragazzi.

  • La narrazione della vita di Cristo in tutta la sua complessità, senza la riduzioni a verità morali o dogmatiche ma in tutto lo spessore di un’esistenza  articolata, in movimento, con svolte e bivi, con crisi e scelte coraggiose, con cose lasciate nell’indeterminatezza e con la sua infinita fiducia nel Padre; insomma un Cristo a tutto tonto, che tocca le domande profonde dell’uomo soprattutto quella sulla paura della morte e della vita continuamente minacciata dalle sfide dell’esistenza.

 

Questo sul modello dei discepoli di Emmaus:

 

Quello stesso giorno due discepoli stavano andando verso Emmaus, un villaggio lontano circa undici chilometri da Gerusalemme. Lungo la via parlavano tra loro di quel che era accaduto in Gerusalemme in quei giorni. Mentre parlavano e discutevano, Gesù si avvicinò e si mise a camminare con loro. Gesù domandò loro: - Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?

 

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